City of Science in Rome (and its uncertain future)

Il Giornale dell’Architettura, July 2015

Progetto Flaminio_Prog Viganò_Studio 015 Paola Viganï Bird View

Città della scienza di Roma, per ora accontentiamoci del masterplan

Lo firma Studio 015 Viganò, vincitore della consultazione internazionale, ma gli sviluppi alla scala edilizia del nuovo quartiere sono ancora da definire

ROMA. Dopo sei mesi di iter, il nuovo quartiere della Città della scienza ha un volto. È quello disegnato da Studio 015 Viganò secondo un linguaggio contemporaneo fatto di geometrie rigorose, ben disegnate, sobrie ma non asettiche, gradevoli alla vista ma che non lasciano grande spazio alla sperimentazione. Un progetto composto, ordinato e rassicurante, anche troppo, che mette d’accordo tutti, sia sotto il profilo estetico che commerciale.
Vincitore del concorso internazionale bandito da Cdp Investimenti Sgr – società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Cassa depositi e prestiti Spa – d’intesa con il Comune di Roma, il progetto trasforma in maniera incisiva cinque ettari nel cuore del quartiere Flaminio. Nell’area dell’ex Stabilimento macchine elettriche di precisione dell’Agenzia del demanio, in prossimità del Villaggio olimpico, dell’Auditorium Parco della musica, appena di fronte il Museo Maxxi sulla via Guido Reni. Un’area strategica ma con una lunga storia di progetti mai realizzati alle spalle. Già in passato è stata oggetto di diversi studi portati avanti dall’Università La Sapienza e dall’Asi, l’Agenzia spaziale italiana che nel 2000 aveva indetto il concorso per il progetto della sua nuova sede, prima vinto da Massimiliano Fuksas, poi bloccato e in seguito realizzato a Torvergata dallo studio 5+1AA.

La Cdp Investimenti Sgr è una società privata che gestisce alcuni fondi immobiliari di tipo chiuso riservati a investitori istituzionali. Tra questi c’è il Fondo investimenti per le valorizzazioni che detiene la proprietà dell’area oggetto di concorso e ha l’obiettivo di valorizzarla assicurando un rendimento ai sottoscrittori. Per farlo, come committente privato, ha avviato un percorso inusuale per l’Italia, più simile a quanto avviene per le aree pubbliche: ha indetto un concorso in due fasi a candidatura libera. L’obiettivo era trovare un masterplan dalla struttura urbana innovativa e dalla forte autosufficienza energetica che si allineasse alle esigenze emerse dalla consultazione di cittadini e organizzazioni di residenti.
La giuria, già nota col lancio del bando, era composta da Paola Di Biagi (presidente), Christian Sumi, Giacomo Borella, Marco Sangiorgio, Giovanni D’Onofrio, Béatrice Jullien e Francesco Garofalo. Sulla base del meccanismo europeo dei Mandats d’etude parallels la giuria, tra i 246 partecipanti della prima fase, ne ha selezionati 6 interagendo con loro al fine di approfondire e affinare il progetto. I sei finalisti provengono da diverse realtà geografiche. Oltre al vincitore, in corsa insieme a D’Appolonia Spa, troviamo Juan Navarro Baldeweg / Enrico Da Gai (Madrid-Roma), Caruso St John Architects (Londra), KCAP Architects&Planners (Amsterdam), Labics con Paredes Pedrosa Arquitectos (Roma-Madrid) e IaN+ (Roma): tutti rimborsati, come è la norma a livello internazionale, con una somma di 24.000 euro ciascuno.
Per comprendere la rilevanza dell’operazione basta guardare le previsioni d’investimento. Il budget per la realizzazione è caratterizzato da due segmenti: 90 milioni sono previsti per la sola parte privata da destinare prevalentemente al residenziale. La trasformazione dell’area comporta poi la corresponsione di un contributo straordinario quantificato in 43 milioni da destinare alle aree pubbliche, in particolare alla Città della scienza, sempre stanziati dalla committenza privata, come chiarito dagli uffici tecnici di Cdp.
Il progetto vincitore lavora su diversi livelli di sviluppo. Da un lato tenta di ristabilire la permeabilità dell’isolato, finora negata dalla presenza di recinti e funzioni militari, dall’altro cerca di riconnettere i due margini separati dall’asse di via Guido Reni che viene allargato in favore di un maggiore dialogo tra la piazza del Maxxi e la nuova area pubblica di Città della scienza. La rilevanza del carattere pragmatico, a sfavore della sperimentazione, è confermata nelle parole della progettista vincitrice: «La fattibilità è il manifesto del progetto, un atto rivoluzionario in Italia, l’idea che sia qualcosa che si possa fare», afferma Paola Viganò che nel 1990 ha fondato con Bernardo Secchi il suo studio a Venezia.
Tempi, modi e numeri della realizzazione? Ce li racconta direttamente il committente, a cui abbiamo chiesto maggiori certezze visti i diversi tentativi falliti di trasformare questa porzione di città. Gli uffici tecnici di Cdp fanno testualmente sapere che le prossime tappe prevedono di redigere un piano di recupero dello strumento urbanistico che era stato individuato dall’Assemblea comunale nell’agosto 2014 come strumento autorizzativo. Questo primo passaggio propedeutico dovrebbe idealmente concludersi entro il 2015 con una prima adozione consiliare. Dopodiché, entro la primavera del 2016, ci saranno i tempi approvativi e, a seguire, la firma della ConvenzioneDa lì a due o tre mesi si potrebbe arrivare, secondo i nostri interlocutori, alla fase edilizia con la presentazione delle singole tipologie e quindi all’avvio del cantiere.
I lavori, se quindi tutto andrà bene, potrebbero cominciare già tra un anno, tra l’estate e l’autunno 2016, anche se non c’è traccia di certezza. Ma da che cosa esattamente si comincerà? Le funzioni sono diverse: 35.000 mq sono le residenze, 10.000 mq le strutture commerciali e ricettive, 14.000 mq gli spazi e le strutture pubbliche e 27.000 i mq da destinare alla Città della scienza. Gli uffici tecnici di Cdp assicurano che la parte privata andrà di pari passo con le opere di urbanizzazione connesse mentre, per quanto riguarda la Città della scienza, essendo un’opera pubblica, sarà il Comune a individuare tempi e modi di progettazione e realizzazione.

Tuttavia, se da un lato è chiaro il masterplan, dall’altro nulla si sa circa i singoli manufatti architettonici. Il concorso infatti prevedeva l’aggiudicazione della sola idea di massima, come confermano dagli uffici tecnici di Cdp quando chiediamo loro chiarimenti su questo punto. Ci spiegano infatti che non è detto che lo Studio 015 Viganò si occuperà di redigere il progetto esecutivo; in quanto vincitori del concorso riceveranno l’incarico per la redazione del piano di recupero e per condurre il progetto fino alla Convenzione urbanistica che riguarderà il preliminare delle opere private e il definitivo delle opere pubbliche (esclusa Città della scienza). A quel punto la definizione dei volumi privati e pubblici, degli spazi pubblici in termini funzionali (parcheggi, piste ciclabili ecc.) piuttosto che le altezze, gli ingombri e quant’altro saranno definiti dalla Convenzione. Si dovrà infatti scendere a scala edilizia e non è detto che lo Studio 015 Viganò rimanga l’unico interlocutore. Molto probabilmente la parte edilizia, relativa alla parte privata, verrà sviluppata da uno o più architetti, ancora però da individuare.
Insomma, nonostante il concorso di grande eco internazionale, è ancora presto per capire quando e come il nuovo quartiere della Città della scienza di Roma sarà realizzato. Molti, troppi, sono ancora i dubbi.

 

ZM