Rome: the Capital of “unfinished”

– il Giornale dell’Architettura, Issue 117, Spring 2014

tor vergata_città dello sport_calatrava

il punto sulle grandi opere

Ma resta la capitale del non finito

Di 8 grandi progetti, 6 sono incompleti, in ritardo o bloccati, c’è speranza solo per altri due

Raccontare l’architettura contemporanea a Roma, dalla prospettiva delle grandi opere non finite vuol dire restituirne un’immagine impietosa e deprimente. Decine sono i casi di progetti fermi, cantieri iniziati e mai completati. E dietro ogni storia c’è una trama intricata, spesso legata a doppio filo con politica, speculazioni edilizie, abusivismo e miopia burocratica.

Se del Maxxi si è detto nella pagina precedente, il simbolo dell’incompiuto romano per eccellenza è il complesso ideato da Santiago Calatrava a fine anni novanta a Tor Vergata. Fortemente voluto dalla giunta Veltroni, doveva essere prima la sede dei Mondiali di nuoto, poi delle Olimpiadi del 2020 e, infine, dopo aver disatteso tutte le previsioni, dovrebbe diventare la Città dello sport (budget 660 milioni). Risultato? Due scheletri visibili da più parti della Capitale, costi lievitati di ben 11 volte, mancanza di fondi, cantiere fermo e totale incertezza sul futuro.

Risale allo stesso periodo (1998) il progetto di un’altra grande opera di cui, anno dopo anno, si attende la fine lavori: è il palazzo dei congressi all’Eur dello studio Fuksas (budget 415 milioni). Il cantiere procede con notevole lentezza e, a novembre del 2013 era stato completato solo per il 76%. Per evitare che la grande teca di acciaio e vetro rimanesse un contenitore vuoto e abbandonato mancavano 170 milioni di euro. A salvarla, in parte, è arrivato dalla Legge di Stabilità un prestito statale di 100 milioni.

Nello stesso quartiere, a pochi passi dalla ‘nuvola’, un altro edificio racconta l’ennesimo fallimento: le torri residenziali all’Eur. Il progetto, di Rpbw (2005; budget stimato 130 milioni), dopo le modifiche volute dalla giunta Alemanno, era rimasto in forse fino al 2012 quando ne è stato decretato lo stop definitivo. A rimanere sono le carcasse delle torri delle Finanze, soprannominate eloquentemente “Beirut”, che sarebbero servite da struttura principale. Per ora, il loro destino sembra orientarsi verso l’uso direzionale, anche se, non esiste ancora un progetto.

Ma a Roma, le tipologie di non finito, possono assumere le sembianze più disparate. Può capitare che in una grande area di riqualificazione urbanistica i privati facciano la propria parte e il Comune, invece, latiti. E’ il caso scandaloso della stazione Tiburtina. Dieci anni di lavori (progetto del 2001), un’inaugurazione in grande stile e sono stati attivati solo binari e banchine (156 milioni). A mancare è tutto il sistema di connessione con la città, da entrambi gli ingressi (Nomentano e Pietralata) della stazione ponte ideata dallo studio Abdr. Una parte che spetterebbe al Comune di Roma ma finora tutto tace. Fatto che ha tenuto alla larga gli investimenti privati per la locazione degli spazi commerciali interni, rendendola una stazione fantasma immersa nel degrado.

Altra ferita, altra brutta figura internazionale: la Città dei giovani di Oma/Rem Koolhaas. Frutto di un concorso internazionale nato per riqualificare l’area degli Ex Mercati Generali all’Ostiense (2004), l’intervento, in project-financing, ha subìto diverse modifiche in corso d’opera (riducendone drasticamente la percentuale di spazi dedicati alla cultura in favore di quelli commerciali) e ora il cantiere, è sospeso senza certezze sul suo futuro (budget 320 milioni).

Per concludere, qualche buona notizia. Almeno due progetti sembrano essere stati sbloccati: la riqualificazione di Piazza Augusto Imperatore (2006), ideata da Francesco Cellini, e il Campidoglio 2 dello studio Abdr (2002). Il primo è stato rifinanziato ed entro l’estate sarà pubblicata la gara d’appalto (17 milioni) per l’affidamento dei lavori – anche se da questa tranche resta escluso il restauro del Mausoleo di Augusto. Per il secondo, ha confermato il vicesindaco Nieri, alla fine dell’anno inizieranno i lavori che finiranno nel 2018, grazie a un appalto integrato vinto da Astaldi con Abdr e Proger (193 milioni).

 

ZM