Interview with Marina Engel – British School at Rome

– Artribune, November 2013

Marina Engel

Incontrare l’architettura. A Roma

Alla British School at Rome è in corso il ciclo di conferenze, mostre studio e performance “Meeting Architecture: l’architettura e il processo creativo”. Il primo appuntamento ha visto il confronto tra l’architetto canadese Adam Caruso e l’artista tedesco Thomas Demand. Una conversazione e una mostra, per indagare lo stretto, ma spesso conflittuale, rapporto fra arte e architettura. Ne abbiamo parlato con la curatrice Marina Engel.

Dal 2006 la British School at Rome ha avviato un programma di ricerca e discussione su alcuni temi cari all’architettura contemporanea. Ci racconti questi sette anni di incontri, mostre e dibattiti.
Abbiamo deciso di selezionare argomenti che rappresentano la ricerca e le attività che la British School at Rome porta avanti e speriamo queste siano di interesse per il pubblico italiano, sia specializzato che non. L’idea è di creare un forum per la ricerca e la discussione su temi che variano tra il disegnare spazi per l’arte – come è stato il caso di Spaces for Art – e il mettere a confronto aspirazioni, influenze e metodi di lavoro di giovani architetti che si trovano a Londra e Roma, come nella mostra London-Rome: Work in Process.
Gli ultimi quattro anni invece sono stati incentrati su temi urbanistici. Three Cities in Fluxriguardava gli schemi di pianificazione, paragonando i diversi approcci di rinnovamento urbano, concentrandosi per esempio su quanto fatto per le Olimpiadi di Londra e su quelli per Expo 2015 a Milano. Urban Landscapes-Indian Case Studies invece prendeva Mumbai e Delhi come casi studio, focalizzando l’attenzione su modalità alternative di urbanizzazione e sui metodi di compensazione e risoluzione di alcuni problemi che vengono fuori dall’imposizione di visioni spaziali sopra-determinati.

Il nuovo programma avviato a fine ottobre si intitola Meeting Architecture e tra gli invitati ci sono nomi importanti sia del panorama artistico che architettonico mondiale come Reinier de Graaf (OMA), Cecil Balmond, Daniel Libeskind e Alfredo Pirri. Di cosa si tratta e come lo avete strutturato?
Uno dei tanti temi del nostro programma è il modo in cui l’architettura spesso menziona e include una grande gamma di discipline. Nei nostri precedenti programmi sull’urbanistica ci siamo focalizzati sulla necessità da parte degli architetti di negoziare con politica, sociologia, economia, scienza, storia e archeologia nel loro lavoro, e questa è solo una lista limitata. Meeting Architecture invece comprende conferenze, mostre-studio e performance musicali di alcuni tra i principali personaggi del campo dell’architettura, dell’arte, del cinema e della musica e analizza la natura di collaborazione tra l’architettura e di altri processi creativi.
Negli scorsi anni abbiamo voluto indagare le seguenti domande: quali sono le convergenze e le divergenze all’origine dell’ispirazione, dei metodi di lavoro e degli obiettivi? Come la comprensione del processo creativo di altri mestieri aiuta a sviluppare la pratica della proprio? Come può essere definita la creatività in architettura? L’architettura rischia di perdere la propria autonomia e il proprio status etico con così tanti incroci interdisciplinari? Infine, Meeting Architecture riflette anche la natura multi disciplinare della British School at Rome e a dirla tutta quella di molte delle accademie straniere di Roma, in cui la varietà di studenti e professori, provenienti da un’estrema varietà di discipline, vive e lavora insieme.

Il primo appuntamento del ciclo è stato Madame Wu and the Mill from Hell, che vede protagonisti, in una conferenza e in una mostra-studio, l’architetto Adam Caruso e l’artista Thomas Demand. Qual è la peculiarità di questa collaborazione?
Penso che Adam Caruso e Thomas Demand siano un raro esempio di architetto e artista che concepisce e sviluppa il progetto insieme a differenza di quanto accade per quegli architetti che invitano gli artisti a decorare un edificio già realizzato. A dire il vero, in alcune delle loro collaborazioni non è chiaro chi è responsabile di cosa, tanto è ravvicinato il loro modo di lavorare. Come hanno commentato entrambi nei testi scritti per la mostra, “è stato l’opposto di un matrimonio forzato a caratterizzare i diversi progetti d’arte e di architettura e questo è stato possibile grazie a un consolidata pratica lavorativa e a molta fiducia”, ammette Caruso riferendosi al progetto della Naglehaus. E Demand aggiunge: “Beh, il piacere nel collaborare con Adam e Peter è dovuto al fatto che le loro idee sono diverse e migliori delle mie e quando abbiamo iniziato a lavorare insieme ho smesso di avere dubbi e gli ho semplicemente lasciato fare la loro parte. I risultati sono stati per lo più stupefacenti e ho continuato a pensarci un bel po’, anche se ho avuto la proposta subito”.

Quali sono le tematiche che questa mostra vuole mettere in luce?
Nella mostra studio ci siamo concentrati sui tre esempi di collaborazione tra Caruso e Demand. Due sono iniziati con l’artista che ha invitato l’architetto a collaborare con lui: il progetto della mostra di Demand alla Nationalgalerie di Berlino e il progetto per la sua casa vicino la capitale tedesca. Invece per la Nagelhaus, un progetto su commissione pubblica a Zurigo, il terzo caso studio, l’architetto Adam Caruso ha invitato l’artista Thomas Demand a unirsi a lui nello sviluppo dell’idea progettuale.

ZM